LEZIONE 18


Insediamenti antropici: la campagna

L’uomo ha trasformato il territorio della campagna per renderlo adatto alla produzione agricola, cioè alla coltivazione di piante alimentari e di frutti utili alla lavorazione industriale. Il paesaggio rurale è molto vario e cambia a seconda del tipo di coltura praticata: ciò dipende fondamentalmente dal clima, dall’altitudine e dall’origine del suolo.


Policoltura e monocoltura

La policoltura è la coltivazione di diverse specie di piante in piccoli appezzamenti di terreno, appartenenti per lo più alla stessa azienda agricola e destinate al consumo locale. Nel caso della monocoltura, invece, vaste zone di territorio vengono adibite alla coltivazione intensiva di un’unica specie vegetale, al fine di produrre di più e con poco scarto.


Agricoltura intensiva ed estensiva

L’agricoltura intensiva è praticata su aree di scarsa estensione, sfruttando al massimo le potenzialità del terreno e le tecnologie di lavorazione. L’agricoltura estensiva, invece, è praticata su aree molto estese, con scarsi investimenti e pochi macchinari; spesso una parte di campo non viene coltivata per un anno e lasciata a riposo (maggese). I campi in cui si coltivano piante annuali, cioè che completano il proprio ciclo vitale in un anno, come grano, mais, soia, orzo, barbabietole, sono detti seminativi. Sul medesimo campo si possono alternare coltivazioni da un anno all’altro, attuando la cosiddetta rotazione, per favorire la fertilità del terreno. I campi sono lasciati a riposo e concimati in inverno, quindi arati e predisposti alla semina; nella stagione più opportuna si procede poi al raccolto.


Colture legnose e boschi

Si definiscono colture legnose le coltivazioni di alberi permanenti, cioè i frutteti e i vigneti. Su alcuni terreni o nei boschi naturali che ancora si trovano in pianura possono essere coltivati anche alberi d’alto fusto. Le piante sono disposte in file ordinate e occupano la superficie regolare di un appezzamento di terreno. I boschi coltivati forniscono cellulosa (pioppeti) o materia prima per produrre pellet, un combustibile.


Prati e pascoli

Le zone meno adatte alle coltivazioni sono lasciate a prato, cioè non vengono coltivate in modo che vi cresca spontaneamente l’erba. I prati sono tagliati quando l’erba è abbastanza alta per produrre il foraggio per il bestiame. I pascoli, invece, sono i terreni in cui si lasciano pascolare gli animali.