LEZIONE 50


I flussi migratori

Lo sviluppo demografico dell’Europa è stato influenzato dai flussi migratori che si sono succeduti nel corso dei secoli: spostamenti interni al continente di milioni di persone, immigrazione di uomini e donne dai Paesi extraeuropei e migrazioni di cittadini europei verso altri Stati del mondo.


Le migrazioni in Europa

A partire dal XIX secolo, milioni di persone si trasferirono dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Spagna, Portogallo) verso i Paesi che andavano industrializzandosi (Germania, Belgio, Francia, Regno Unito) e che avevano bisogno di manodopera. Si trattava inizialmente di migrazioni stagionali, perché i lavoratori tornavano periodicamente ai Paesi di origine, ma in seguito diventarono spesso definitive. A queste migrazioni interne all’Europa si aggiunsero, soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale, le migrazioni dai Paesi extraeuropei. Regno Unito e Francia furono i primi Stati a conoscere questo fenomeno, non solo perché offrivano maggiori opportunità di lavoro, ma anche perché gli immigrati provenivano dalle loro colonie.
In un secondo tempo anche i Paesi dell’Europa meridionale, tra i quali l’Italia, furono interessati da questi flussi migratori. Nel nostro Paese, tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, furono soprattutto le migrazioni interne a garantire lo sviluppo economico, sia quelle dalla campagna alla città, sia i flussi dal Meridione al Settentrione. A partire dagli anni Ottanta arrivarono anche persone dai Paesi extraeuropei, in particolare dal Nord Africa. Oggi i Paesi europei sono meta di immigrazione per gli abitanti di quasi tutto il mondo: gli Stati dell’Europa occidentale accolgono immigrati provenienti in gran parte dai Paesi extraeuropei.


Gli emigranti: passato e presente

Tra il 1800 e il 1914 quasi 40 milioni di persone, tra cui anche molti italiani, andarono alla ricerca di migliori opportunità partendo dall’Europa e dirigendosi oltreoceano, verso l’America o l’Australia. Dopo la recessione iniziata nel 2008, il fenomeno dell’emigrazione ha ripreso forza: tra il 2010 e il 2017 i cittadini italiani emigrati all’estero sono stati oltre 400 000 in più del numero di stranieri che nello stesso periodo è immigrato in Italia. Il saldo migratorio netto è quindi negativo.


L’immigrazione in Italia

Tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo l’immigrazione verso l’Italia, in particolare verso le sue aree urbanizzate ed economicamente più rilevanti, è aumentata velocemente, in maniera analoga a quella di Spagna, Francia e Germania.
La prevalenza di
giovani tra gli stranieri residenti contribuisce a rallentare l’invecchiamento della popolazione. A inizio 2019 in Italia sono residenti circa 5 255 000 stranieri, pari all’8,7% della popolazione totale. L’origine degli stranieri residenti in Italia è prevalentemente europea: la comunità più numerosa è quella della Romania (1 200 000 residenti), seguono Albania (440 000), Marocco (420 000), Cina (290 000) e Ucraina (240 000). Questi cinque Paesi insieme costituiscono circa la metà del totale degli stranieri presenti in Italia.


Le donne sono il 52% degli stranieri residenti: sono occupate prevalentemente come badanti, collaboratrici domestiche, nel settore ospedaliero e nei servizi di pulizia.