
In Italia gli stranieri residenti sono occupati in famiglie come collaboratrici domestiche o badanti (in gran parte donne), nel settore ospedaliero e di assistenza agli anziani, presso alberghi e ristoranti, in agricoltura e nell’edilizia. Tra i lavoratori stranieri provenienti da Paesi non appartenenti alla UE, il 47,5% dei laureati in discipline tecnico-scientifiche viene impiegato in mansioni di basso profilo, a fronte dell’ 1,8% degli italiani e del 21,9% dei comunitari.

Definiti anche «zingari» o «gitani», i rom hanno uno stile di vita nomade e, pur soggiornando talvolta per lunghi periodi in una determinata area, non stabiliscono mai definitivamente le loro radici in un luogo oppure, se lo fanno, preferiscono vivere raggruppati in accampamenti composti di roulotte o baracche. Alla base della comunità rom c’è il forte senso della famiglia, spesso allargata, per cui accade che grandi comunità siano composte quasi esclusivamente da parenti.

L’Italia, come molti altri Paesi europei, ha necessità di lavoratori stranieri per far fronte all’invecchiamento della popolazione. Per il futuro saranno necessarie politiche efficaci in grado di tutelare e accogliere chi fugge da Paesi dove i diritti umani sono violati e, insieme, di utilizzare la risorsa lavorativa degli immigrati in Paesi che stanno diventando sempre più vecchi.
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