Il bilinguismo
Spesso lungo i confini degli Stati, dove i contatti tra i popoli sono stati più frequenti o dove le guerre hanno provocato uno spostamento delle frontiere, si pratica il bilinguismo, cioè l’uso di due lingue. È il caso, per esempio, della Valle d’Aosta dove si parlano sia l’italiano sia il francese; del Trentino-Alto Adige dove il tedesco si affianca all’italiano; del Friuli-Venezia Giulia dove all’italiano si affianca lo sloveno.
Le lingue delle comunità immigrate
Per completare il quadro delle lingue parlate in Europa oggi, bisogna fare riferimento agli immigrati. In Germania, per esempio, circa 1 500 000 stranieri residenti fanno del turco la seconda lingua del Paese; in Francia l’arabo è parlato da oltre un milione di stranieri provenienti dal Maghreb; nel Regno Unito sono i polacchi la comunità straniera più numerosa (circa 900 000).
In Italia è il romeno (oltre 1 200 000 residenti) la lingua più parlata dopo l’italiano; seguono l’albanese, l’arabo e, soprattutto in città come Milano e Prato, il cinese.
LINGUE EUROPEE

I DIALETTI
La ricchezza delle culture e dei popoli europei si esprime anche attraverso le molteplici varianti delle lingue ufficiali, i dialetti, che a volte rischiano però di scomparire. L’Italia, in particolare, è il Paese europeo con il maggior numero di forme dialettali, che variano anche a pochi chilometri di distanza, creando una ricchezza linguistica che è un vero e proprio patrimonio nazionale da tutelare.
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