LEZIONE 55


Le aree economiche in Europa

L’Europa è uno dei continenti più ricchi del mondo e anche uno di quelli in cui la ricchezza è meglio distribuita tra la popolazione. Tuttavia, da un punto di vista economico, esistono notevoli differenze tra i vari Paesi.


Tre grandi aree economiche

Una prima differenza nella distribuzione della ricchezza è tra i Paesi aderenti all’Unione Europea, che sono attualmente 27 (dopo l’uscita del Regno Unito avvenuta nel 2020), e quelli che non ne fanno parte: l’UE, infatti, ha favorito lo sviluppo dei singoli Stati membri e costituisce da sola l’entità economica più produttiva del mondo. Ma anche all’interno dell’Unione Europea sussistono notevoli differenze tra le economie dei vari Paesi membri, a partire dal fatto che non in tutti circola la stessa moneta. Infatti, sebbene l’ euro sia la valuta comune ufficiale dell’UE, solo 18 Stati su 27 lo hanno adottato come moneta unica. Si tratta di: Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna. Questi Stati costituiscono la cosiddetta Eurozona o Eurolandia e contano complessivamente oltre 343 000 000 di abitanti. In generale in Europa possiamo individuare tre grandi aree economiche:

 


Lo sviluppo dei settori economici

L’economia europea è incentrata sul settore terziario: infatti circa il 70% del PIL dell’Unione Europea deriva dai servizi bancari e commerciali, dai trasporti, dalle comunicazioni e dal turismo. Questo settore dà lavoro al 70% della popolazione attiva della UE.
Il settore
secondario, sebbene abbia perso moltopeso rispetto ai decenni passati, riveste ancora un ruolo importante, soprattutto per quanto riguarda la ricerca e la produzione ad alto contenuto tecnologico. Gli occupati in questo settore rappresentano il 25% del totale.
Infine, il settore
primario rappresenta circa il 3%del PIL complessivo dell’Unione Europea e ha una percentuale di occupati pari al 5%.


Gli europei nel 2018 hanno speso il 12,1% del loro reddito in cibo, gli italiani il 14,2%. Tale dato è un indicatore di benessere perché gli abitanti dei Paesi più ricchi spendono una minore percentuale del loro reddito in cibo, poiché c’è un limite alla quantità di cibo che una persona può fisicamente consumare. Quindi, appena cresce la ricchezza, si inizia a spendere di più per altri beni.